Energie Nuove: Tra Freschezza e Carattere

Il mio percorso è iniziato con Cascina Gentile. Daniele mi ha proposto un interessante confronto generazionale tra un 2024 e un 2020. Siamo a Capriata d’Orba, in una terra di confine tra il Gavi e l’Ovada DOCG, dove la famiglia produce vino da oltre tre generazioni. Un esordio che chiarisce subito un concetto fondamentale: il Timorasso non teme lo scorrere del tempo, specialmente quando affonda le radici in una storia così lunga.
Poco distante, ho incontrato Alice di Cascina Giambolino. La definirei “simpatia preparata”. I loro 10 ettari si estendono nel comune di Villaromagnano, lungo la Strada Rampina (versante Unesco dal 2017). Alice mi ha guidato con maestria da un 2023 scattante a un 2022 che promette grande evoluzione. La vera chicca? Il loro 2019, la prima storica produzione: assaggiarlo oggi, conoscendo il loro impegno anche nell’allevamento e nell’enoturismo, dà il senso di un progetto agricolo a tutto tondo.



Sorrisi, Ettari e Progetti Concreti
Allo stand di Francesco Iandolo, nel comune di Brignano Frascata (frazione Cà dell’Aglio), sono stato accolto dal sorriso contagioso di Sogand e dello stesso Francesco. La loro è una scelta radicale: 6 ettari interamente dedicati a un’unica varietà, il Timorasso. Il loro 2020 nel calice è la prova che questa scommessa su un “gioiello autoctono” è vincente.


Subito dopo, a La Castagna di Spineto Scrivia, Barbara mi ha raccontato con brio di un’azienda che coltiva queste terre da ben cinque generazioni. Qui il Timorasso (1,5 ettari dedicati) prende vie inaspettate: il loro 2020 rivela una nota agrumata rara, mentre il 2009 è un’esperienza sensoriale pura. Pane e miele al primo sorso, un vino “da masticare” che riempie la bocca di gratificazione.

Da La Stellara di Volpedo, Simona mi ha offerto una saggia spiegazione sulla loro visione: abbiamo parlato di tappi a vite (il futuro, senza dubbi) e assaggiato il loro “Surge”, un Derthona dalla sapidità minerale che cerca l’abbinamento con i sapori autentici dei Colli. Quindici ettari di consapevolezza produttiva che guardano avanti con coraggio.


Con Mandirola Enrico siamo tornati sui binari della classicità artigianale. Dal 1913 producono a Casasco, nel cuore dei Colli Tortonesi, unendo tradizione e passione senza compromessi. Ho degustato un 2020 che esprime le note tipiche del territorio e un 2023 già ricchissimo di profumi, frutto di 12 ettari coltivati con dedizione artigianale.
Una Pausa tra Sapori e Organizzazione Impeccabile
Tra un banco d’assaggio e l’altro, è impossibile non notare l’organizzazione del Salone: al Museo Orsi tutto gira come un orologio svizzero, dalle Masterclass di approfondimento (momenti di vera cultura enologica) alla gestione impeccabile degli spazi, merito del Consorzio Tutela vini colli Tortonesi
Ma si sa, il Timorasso chiama il cibo, e la ristorazione quest’anno ha saputo valorizzare il territorio in modo eccellente.
Per ricaricare le batterie e resettare il palato, ci siamo concessi una sosta rigenerante. La regina indiscussa è stata la farinata cotta di LA ROCCA nel forno a legna “su quattro ruote”: croccante, calda, con quel profumo di ceci e legna che si sposa divinamente con la struttura di un Derthona. E poi, una vera chicca: i ravioli fritti speciali di Ristorante Montecarlo, croccanti fuori e con un cuore morbido e saporito, compagni ideali per proseguire la nostra ricerca tra i giovani vignaioli. Una cura per il dettaglio che dimostra come Tortona sappia accogliere con stile e sostanza.



Altitudini e Tradizioni Riscoperte
Ripresa la marcia, ecco finalmente la promessa mantenuta dal 2024: Pernigotti Ilaria e Fabrizio, con i loro 4 ettari, riescono a dare un tocco molto personale. Mi hanno presentato il loro 2014, affinato in barrique nuove per quattro mesi: il legno qui non sovrasta, ma ammorbidisce con discrezione la spalla acida, regalando un sorso avvolgente e originale.


Salendo a 500 metri di quota, ho raggiunto La Sparsa. Lorenzo e Brigilda mi hanno raccontato la loro esperienza tra marne e fossili nella zona di S. Agata. I loro vini sono figli diretti di quel suolo: una mineralità fiera e identitaria che si avverte nettamente, figlia di vigne che “vedono” il panorama dall’alto.
Tecnica, Storia e Tenacia al Femminile
C’è chi, come Vigneti Letizia (Aldo e Fabrizio), porta in Tortonese tecniche mutuate dall’Oltrepò, come l’uso del freddo subito dopo la diraspatura. Il risultato è un 2025 appena imbottigliato che mantiene integri tutti gli aromi; una pulizia che si percepisce limpida nel bicchiere e che premia la loro precisione tecnica in questa azienda nata nel 2005.

E poi ci sono le storie di vita, come quella illustrata da Valentina Calabrò per La Montagnola. Un viaggio nella storia di un’azienda nata dalla tenacia di Donatella, che nel 1986 cambiò vita per scommettere sulla terra. Oltre a una curiosa vigna di Petit Verdot, il loro Timorasso (7 ettari) mi ha stupito: l’annata 2020 sprigiona un profumo netto di rosmarino. Una sosta in cantina sarà d’obbligo.


Il Ritorno alle Radici e il Gran Finale

Andrea e Arianna di Villa Cerruti sono l’esempio di come si possa onorare il passato per costruire il domani. Hanno ripreso in mano le vigne del trisnonno (una ha ben 70 anni!) e utilizzano il cemento per vinificare. Il risultato è un calice disarmante: bicchieri importanti che si guadagneranno sicuramente uno spazio di rilievo nel panorama tortonese.
In chiusura, ho incontrato una vera “frontwoman”: Paola di Tenuta la Cascinassa. Qui non parliamo di un semplice investimento, ma di un progetto di vita dellafamiglia Dell’Acqua iniziato nel 2017. Un vulcano di entusiasmo nel descrivere l’impegno profuso: hanno impiantato il Pinot Nero, ma è sul Derthona che l’impegno si fa imponente: 10 ettari interamente dedicati al Timorasso, frutto di un meticoloso lavoro di accorpamento per arrivare a un’estensione totale di 20 ettari. Ho terminato la degustazione con il loro passito: entusiasmante e mai stucchevole.



Il Testimone è in Buone Mani
Torno a casa con una certezza: il Derthona non è più solo la scommessa di pochi pionieri. È un movimento collettivo guidato da giovani che rispettano la tradizione ma non ne sono schiavi. Molte delle realtà che mi hanno colpito fanno parte di un progetto che sento il dovere di sostenere e raccontare: Derthona Giovani. Vedere questi ragazzi fare squadra, scambiarsi consigli e promuovere insieme il territorio è la prova che il testimone passato dai “padri” fondatori è in mani sicure, cariche di energia e visione.
Solo allora saremo pronti per il prossimo “Giro del Vescovato“ del 2 maggio 20206. Se il Salone ci ha regalato l’emozione del calice, questi eventi ci portano dritti al cuore della terra, per capire la fatica e la poesia che stanno dietro ogni etichetta. Il futuro del Derthona corre veloce, ed è un piacere seguirlo un passo (e un sorso) alla volta.
Segnatevi anche la data: il 17 maggio per “Quatar Pass nel Derthona“. Un’iniziativa che incarna perfettamente la filosofia di questo territorio: camminare tra i filari, respirare l’aria dei Colli e assaggiare il Timorasso lì dove nasce.
Ci vediamo in cantina, perché questi vini vanno vissuti lì, dove batte il cuore della terra.

