
È passata ormai una settimana dalla chiusura del sipario al Museo Orsi di Tortona. Ho riflettuto molto su come impostare questo mio racconto: avrei potuto parlarvi esclusivamente delle grandi etichette che tutti conosciamo, di quella mineralità tagliente che conferma questo terroir come un unicum mondiale.
Ma la verità è che i miei pensieri tornano costantemente lì: ai giovani.
Durante la giornata, girovagando tra i banchi d’assaggio, ho avuto il piacere di ritrovare i pionieri di questo territorio, Walter Massa e Gian Paolo Repetto. È stato un attimo: un saluto veloce, due battute sulla vendemmia e poi quel consiglio prezioso, dispensato con la generosità di chi questo vitigno lo ha salvato dall’oblio.
Mi hanno indicato dei banchi dove non c’era solo vino, ma linfa vitale. Mi hanno detto: “Vai a trovarli, guarda i loro occhi; è lì che il Derthona mette le radici per i prossimi cinquant’anni”.

Seguire quel suggerimento spontaneo è stata la scelta migliore che potessi fare. Ecco la cronaca di un viaggio tra sorrisi, mani sporche di terra e calici che profumano di domani.

